SI CHIAMA «EARFOLD» ED È UNA NUOVA TECNICA CHE IN MEZZ’ORA CORREGGE IL DIFETTO. MA NON È INDICATA SE IL PADIGLIONE AURICOLARE È MOLTO GRANDE

earfolder

C’è chi le sfoggia con disinvoltura e simpatia, facendone un tratto caratteristico e di personalità. Ma sono probabilmente più numerosi coloro per i quali le orecchie a sventola sono un cruccio, se non addirittura un complesso. Pensiamo soprattutto a bambini e adolescenti vittime di sfottò da parte dei coetanei, al dispiacere delle loro mamme, ma anche agli adulti che si ingegnano con capelli (quando ci sono) e acconciature a celarle il più possibile. L’unica alternativa fino a ieri era la correzione del padiglione auricolare con un intervento chirurgico. Ma da alcuni mesi è disponibile anche in Italia un nuovo dispositivo, una sorta di graff etta che permette di risolvere il problema senza bisturi e per sempre.

IL NUOVO METODO

«È una tecnica rivoluzionaria e senza particolari controindicazioni, se effettuata da un esperto », spiega Pierfrancesco Cirillo, specialista in chirurgia plastica e membro dell’Aicpe, l’Associazione italiana di Chirurgia plastica estetica ( www.aicpe.org). Il dispositivo, messo a punto in 15 anni di studi da Norbert Kang, chirurgo plastico del Royal Free Hospital di Londra, si chiama EarFold ed è stato studiato per la correzione di una o entrambe le “orecchie ad ansa” (come si chiamano tecnicamente le orecchie comunemente definite a sventola).

L’IMPIANTO DURA 15-30 MINUTI

«Si tratta di una clip in una lega di nichel e titanio», continua il dottor Cirillo, «rivestita in oro biocompatibile a 24 carati, che viene introdotta sotto la pelle dell’orecchio e che si può applicare sia agli adulti sia ai bambini a partire dai 7 anni d’età». Molti i vantaggi rispetto all’otoplastica tradizionale. «Oltre ad avere risultati prevedibili e immediati, l’intervento è ambulatoriale e richiede da 15 a 30 minuti a seconda del numero degli impianti necessari, da uno a tre per orecchio. Può essere praticato in anestesia locale (nei bambini può servire una leggera sedazione): con un piccolo taglio si inserisce la clip, la si modella e si applicano pochi punti di sutura». Gli interventi tradizionali fino a ora utilizzati per correggere le orecchie

ad ansa durano circa 1-2 ore, per uno o due giorni causano dolore e bisogna indossare un turbante per quattro o cinque. L’applicazione della clip non richiede convalescenza; è sufficiente un po’ di attenzione nella vita quotidiana, come evitare sport da contatto (per esempio boxe o judo) per circa un mese.

SI PUÒ FARE UNA PROVA

Un altro vantaggio è che, grazie a un particolare dispositivo chiamato Prefold (una sorta di clip di prova), il paziente può vedere il risultato prima e decidere se e come modificare la forma delle orecchie. Infine, il dispositivo è concepito per durare a vita, ma può essere rimosso in qualsiasi momento. «Il padiglione auricolare ritorna nella posizione originaria. Fanno eccezione i bambini, le cui orecchie sono in fase di sviluppo e quindi più plastiche e “modellabili”: gli studi hanno constatato che dopo un paio d’anni la correzione diventa definitiva, e quindi la clip può non essere più nemmeno necessaria».

NON È PER TUTTI

«L’applicazione della graffetta è un metodo adatto a molti pazienti, ma non sostituisce sempre la chirurgia, che resta l’unica soluzione in caso di ipertrofia di conca o altre malformazioni. La clip è un opzione che tratta esclusivamente la piega dell’antelice ed è quindi indicata per quelle orecchie a cui manca o è scarsa: circa il 40 per cento di tutti i casi di orecchie a sventola». I costi per l’intervento oscillano tra i2 e i 4 mila euro. Si possono trovare informazioni sul sito earfold. com. A breve sarà disponibile anche orecchieprominenti.com che permetterà di individuare tutti gli specialisti italiani che lo effettuano.

Fonte: PressReader.com

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